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- Il cammino per Roma - Il cammino per Roma Aprile 2009
- La Francigena del sud in bici - Il cammino per Roma 2008
- Ottobre 2009 - Carmen Furelos (presidente dei Cammini d'Europa) 20-25 Luglio 2009
- Il cammino per Roma 04-11 Ottobre 2009 - Andrea Campoli (sindaco di Sezze) Luglio 2009
- Fossanova Roma la partenza 04 Ottobre 2009 - Pellegrini spagnoli 20-25 Luglio 2009
- Pellegrini Fossanova Roma 04-11 Ottobre 2009 - Pellegrini spagnoli foto 20-25 Luglio 2009
- Riflessioni sul cammino per Roma 06 Ottobre 2009 - Pellegrino spagnolo 20-25 Luglio 2009
- Il cammino per Roma Aprile 2009 - Il cammino per Roma 2008
 
     
  Guida Francigena  
     
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  Le Tappe  
     
     
  - Tappa I: Sessa Aurunca  
  - Tappa II: Castelforte Minturno  
  - Tappa III: Minturno Formia  
  - Tappa IV: Formia Fondi  
  - Tappa V: Fondi Terracina  
  - Tappa VI: Terracina Fossanova  
  - Tappa VII: Fossanova Sezze  
  - Tappa VIII: Sezze Bassiano  
  - Tappa IX: Bassiano Sermoneta  
  - Tappa X: Sermoneta Cori  
  - Tappa XI: Cori Velletri  
  - Tappa XII: Velletri Castelgandolfo  
  - Tappa XIII: Castelgandolfo Roma  
     
 

Come è nata l'idea

Eravamo al Convegno presso il Centro Culturale Fatigati-Salvagni a Bassiano. Stavo descrivendo il “Cammino per Roma” e dalla prima fila un signore austero, ben conosciuto come esperto alpinista, interloquì con decisione:
Ma insomma chi è questo pellegrino?
Nella sala si fece un completo silenzio. Dovevo rispondere.
“E’ ammirevole l’attività dell’alpinista. Sfida la montagna e se stesso. Raggiunge vette dei monti, mete bellissime, è felice delle sue imprese e gode della natura. Il pellegrino è diverso. In comune con l’alpinista gode della natura, anche lui fa fatica a camminare, ma ha anche altri scopi.
Prendo come esempio l’itinerario che dal sud del Lazio si volge a Roma.
Anzitutto la meta del pellegrino ha sempre un contenuto culturale e spirituale. Per lui avere come meta Piazza s. Pietro, centro della Cristianità è una degna conclusione di un episodio della vita. Nel cammino il pellegrino è sempre coinvolto nel suo intimo. Lo sforzo fisico non è la caratteristica più importante del suo andare. Lo è più il sentimento che prova. Cammina su sentieri usati nei secoli e così è in contatto con le sue radici, con la vita dei suoi padri. Con ciò stringe un legame che gli fa conoscere meglio se stesso. Questo succede camminando nella Gola di Sant’Andrea, sull’Appia pretraiana, nell’avvicinarsi all’ Abbazia di Fossanova, poi nella vallata dell’Antiniana e sull’Appia Pedemontana verso Cori ed ancora da Nemi sul sentiero detto “Via di Roma” fino Castelgandolfo e poi da lì fino a Roma. L’emozione del pellegrino si rafforza davanti ad antichi edifici o a ruderi, specialmente quando recita parole che furono scritte proprio in quei luoghi. Pare che le mura ascoltino quello che da secoli non avevano sentito. Può avvenire quando si legge la REGOLA di S. Benedetto nell’ Abbazia restaurata di S. Magno, una pagina del libro “Viaggio in Italia” di Goethe nella locanda che l’alloggiò nel 1783 a Fondi, un brano della “Summa contra Gentiles” di S. Tommaso d’Aquino a Fossanova
I canti dei pellegrini hanno un’eco speciale negli edifici che li sentirono molti anni prima come l’inno a S. Michele Arcangelo nell’omonima Chiesa di S. Michele a Suio e nelle rovine del Monastero di S. Michele sotto Norma, il canto liturgico composto da S. Tommaso nella cella dove egli morì a Fossanova, la musica del compositore Marco Fabrizio Caroso da Sermoneta nella cittadina stessa dove nacque, l’inno “Salve Regina” sacro ai Cistercensi nella chiesa di Valvisciolo, e così per la musica che noi stessi pellegrini suoniamo con strumenti antichi nel Giardino di Ninfa. Il pellegrino non corre, segue il suo ritmo di cammino, non ha scadenze per l’arrivo. Se incontra un guardaparco nel bosco di Nemi o una guardia forestale nel parco di Campo Soriano si ferma e ascolta le illustrazioni della flora e della fauna locale. Si siede e mangia con i contadini il pane casereccio locale, le caciotte, i formaggi freschi e le olive e il vino della loro vendemmia. Se viene fermato da una classe di scolari lungo la strada, cammina con loro e rimane finché a loro piace.
Il pellegrino camminando ascolta e si confida e viene a conoscere l’animo di tanti suoi compagni di viaggio. E’ sempre aperto alle amicizie con i membri delle comunità dei luoghi attraversati.
Anche se l’esperienza del suo cammino dura solo poche settimane, egli mette alla prova il suo modo di vita ed impara qualcosa che gli rimane per sempre, una volta tornato a casa.
Ma il percorso qual è? Raccontiamo quello fatto nel 2008.
Eravamo 23 pellegrini, 11 italiani, 6 inglesi, 4 norvegesi, un giapponese ed uno spagnolo.
Il percorso totale era di 230 km. Il primo tratto è considerato marittimo fino a Terracina (anche se parte del percorso è sui monti Aurunci ad Itri), la seconda parte è di montagna perché tocca i monti Ausoni e poi attraversa i Lepini fino a Cori e Giulianello per passare alla terza parte sui Colli Romani da Velletri alla Via Appia che conduce a Roma. Uno splendido percorso, molto vario. Inizia con un tratto di più tappe lungo la riva del mare, su spiagge e rocce. Poi, dopo Itri passata una gola nei monti Aurunci, si continua con tappe di montagna attraverso i monti Ausoni ed i Lepini, per proseguire sui boschi dei Colli Romani e sulle sponde di ben 3 laghi. L’ingresso a Roma è trionfale sulla storica Via Appia Antica “Regina Viarum”

 
     
  I TAPPA (19 km) Tratto marittimo
Il “cammino” cominciò sull’acqua del fiume Garigliano che segna il confine sud del Lazio. Stavamo sulla sponda del fiume in Campania,  appena arrivati da Sessa Aurunca. Amici di Castelforte avevano installato per noi un traghetto alla “scafa” di Suio. Tirato un cavo da una riva all’altra del fiume, avevano disposto che una chiatta fosse tirata da una fune dall’altra parte del fiume. Era un metodo usato sin dal Medioevo.  La chiatta fu tirata diverse volte da una sponda all’altra, perché non portava più di 4 pellegrini alla volta.
Scesi sulla riva laziale qualcuno s’inginocchiò per ringraziare per lo scampato pericolo. Poi, mentre eravamo ancora sull’argine, un sacerdote diede la benedizione a tutti. Ci avviammo verso Suio. Seguì una scena come nel Medioevo. Il popolo faceva ala ai pellegrini che  entravano nella chiesa di S. Michele cantando il suo inno.
Reso l’omaggio e visitate le rovine del castello con tracce dei Cavalieri Templari, fummo ospitati dalla gente di Suio e di Castelforte. Il giorno dopo facemmo il rituale della consegna del bastone del pellegrino detto “baculum”. Il rituale è nel Codice Callistino del XII secolo: con una formula in latino il “baculum” viene affidato a colui che deve condurre, come guida e responsabile, il gruppo per la giornata.


 
     
  II TAPPA (14.8 km)
Molto bello il percorso da Castelforte a Minturno. Già all’inizio c’è l’antica chiesa di S. Maria in Pensulis, che poggia su un sostrato di una villa romana con una chiara croce templare su un gradino. Oggi fa parte di una masseria agricola circondata da attrezzi e animali da cortile. Un giorno sarà meta di gruppi riverenti di pellegrini. Attorno la pianura è ben coltivata ma ancora con segni della distruzione della guerra che qui si combattè nel 1944. La strada in terra battuta ci portò sulla provinciale Ausente. Dopo 100 m su questa strada ci addentrammo su uno stradello di campagna sulla destra per un paio di km per poi risalire un colle boscoso fino al paese di Tufo. Continuando ben presto si arrivò a Minturno. Il quartiere medievale dell’antica città ha un Castello baronale del IX secolo e una bella Collegiata (di S. Pietro) dell’ XI sec. con un pergamo cosmatesco e un candelabro per il cero pasquale.


 
     
  III TAPPA (18 km)
Si scese nella zona archeologica: sono resti della città romana di Minturnae con un ponte borbonico. Procedendo verso il mare sul lungofiume si arrivò al Colle Argenti, passando su un rilievo roccioso con il Castrum Argenti. Proseguimmo sul lungomare Bikini, Vascello e Darsena di Scauri fino al promontorio roccioso elevato sul mare con la Torre di Scauri e poi oltre sul Monte d’Oro su sentieri che portano al porticciolo/peschiera romana e al Tempio di Giano. Da qui si rientra verso la provinciale Variante Appia per poi girare a sinistra e tornare sul lungomare di Pianola, la cui spiaggia continua fino a Formia. Formia è una cittadina di grande sviluppo turistico. La parte più antica è il Castellone dove occorre visitare il Cisternone, un’enorme cisterna romana benissimo conservata.


 
     
  IV TAPPA (23 km)
Don Antonio benedisse la consegna del “baculum” del pellegrino sul pronao dell’antica chiesa di S. Erasmo. Poi, camminando lungo i binari di una ferrovia dimessa, raggiungemmo un viadotto detto 25 Ponti. Scendemmo sulla strada di campagna sottostante e salimmo a mezzacosta sul monte avendo sempre la Via Appia in vista. Arrivammo ad Itri. Itri ha il più poderoso castello/fortezza dell’Italia centrale, costruito in un punto strategico da cui poteva controllare e bloccare il passaggio sull’Appia. Da Itri, camminando sul bordo della statale APPIA si arriva ad un bellissimo tratto di Via Appia antica nella Gola di S. Andrea. Sono 3 km di basolato originale con resti di massicciate di sostegno, cisterne, un tempio di Diana e fortini napoleonici per ostacolare il passaggio dei briganti. Ancora un tratto di nazionale Appia poi prendemmo una strada sulla destra che ci condusse a Fondi già in vista da tempo. Fondi appartiene alla storia italiana con la sua pianta da castrum romano, il quartiere la Giudea, il Castello, il Palazzo dei Caetani e le chiese di S. Pietro e di S. Maria Assunta. Qui si raccontano gli episodi di Giulia Gonzaga e del grande scisma della Chiesa del 1378.


 
     
  V TAPPA ( 25 km)
Uscendo da Fondi ci avviammo su una strada di poco traffico per arrivare all’Abbazia di S. Magno recentemente restaurata. L’antichissima Abbazia benedettina è costruita su una grossa sorgente d’acqua che alimenta un mulino ancora attivo dal Medio Evo fino ai giorni nostri. Si continuò su una strada comunale che passa sotto Monte S. Biagio ed arrivammo alla Stazione ferroviaria sulla nazionale Appia. La si attraversa e passando su un soprapasso si prende una stradina che scorre in campagna e costeggia la linea ferroviaria. Si arriva vicino alla famosa Torre dell’Epitaffio. Questa è un’imponente costruzione all’ingresso del Regno di Napoli per chi viene dagli Stati della Chiesa. L’Epitaffio è una lapide che esalta il buongoverno dei Borboni. Un altro piccolo tratto di statale Appia e salìmmo sul monte. Dapprima una cava, poi alcune case di pastori, poi due km di sentiero bellissimo con vista sul lago di Fondi ed anche del mare e delle isole pontine. Dopo il sentiero si arrivò su un altro tratto di basolato romano: è l’Appia pretraiana che conduce alla località Sala Palatina. Da lì si raggiunse il tempio di Giove Anxur. Meravigliosa costruzione del I sec. d.C. sovrastante Terracina. Rimangono arcate grandissime del tempio che serviva di sostruzione al campo militare sulla terrazza più alta. Scendemmo dal monte su sentieri ed arrivammo al Parco della Rimembranza, bellissimo con una grande varietà di piante ed una bella vista su Terracina ed il mare. Lì ci aspettavano gli amici del luogo. Festeggiammo con il famoso vino moscato di Terracina, la tiella di Formia e le salsicce di Monte S. Biagio oltre alle olive itrane.


 
     
  VI TAPPA (23 km) Tratto di montagna
Da Terracina salimmo verso Campo Soriano su una strada di poco traffico. Ci aspettavano i guardaparco ed alcuni paesani, per offrirci i vari tipi di formaggi e di salumi locali con pane casereccio, olive e vino. Volevamo godere più a lungo la loro compagnia, ma ci aspettava una lunga discesa ed il cammino sull’argine del fiume Amaseno fino all’Abbazia di Fossanova. L’Abbazia è all’interno di un piccolo borgo medievale, intatto da secoli. Consacrata nel 1208 è il maggior esempio di architettura gotico-cistercense della regione. E’a 3 navate. La bella facciata ha un importante portale ed un rosone. Da visitare la Foresteria per pellegrini (oggi il Museo), il Chiostro, la Sala capitolare, il Refettorio e la stanza ove morì S. Tommaso d’Aquino. La suggestione del luogo ci impose la lettura in chiesa di un brano dell’opera di S. Tommaso che ha una struttura analoga alla sequenza architettonica cistercense dei pilastri. Il momento più emozionante fu il canto del suo inno “Pange Lingua” nella stanza dove morì il Santo


 
     
  VII TAPPA (21 km)
Continuammo lungo l’argine dell’Amaseno per arrivare a Priverno, antico borgo con molte evidenze medievali. Visitammo in particolare la chiesa di S. Benedetto, che era collegata all’Abbazia di Fossanova come ospizio per pellegrini. Si scese nella vallata e camminammo sulla carreggiata Via Torretta Rocchigiana. Si raggiunse Via Madonna della Grazie fino ad un semaforo sulla Strada SS 156, dov’ è una chiesetta rivestita in pietra. Si continuò per un po’ sulla statale. Ad un cippo con la scritta “Canale allacciante Javone-Amaseno” si seguì l’indicazione proseguendo sulla strada battuta sull’argine del canale fino ad una via asfaltata in direzione Sezze. La si risalì e alla prima curva stretta ad U si proseguì diritti entrando in un sentiero in salita. Si continuò fino ad un gruppo di case. Qui girando a sinistra si prese un km dopo un sentiero sulla destra avendo una bellissima vista su tutta la pianura. E’ certo un antico sentiero adatto ad un conducente con il suo mulo, che conduce a Sezze in località Sedia di Papa. Sezze ha una storia antichissima. Già nel 382 a.C. divenne colonia latina. E’ la patria di Caio Valerio Flacco. Nel Medioevo fu libero Comune nello Stato della Chiesa. Ha molti edifici antichi e resti di mura poligonali del IV secolo a.C. Monumento insigne è la cattedrale di S. Maria inizialmente romanica poi ristrutturata in stile gotico-cistercense.


 
     
  VIII TAPPA (15 km)
Si scese nella vallata in Contrada Crocevecchia su Via per Bassiano. Seguimmo Via Casali che risale dopo un ponte sul torrente Briolco. Si continuò per alcuni km passando davanti al ristorante Faraone. L’asfalto diventa una carreggiata seguendo la quale si passa davanti ad un ovile e poi s’entra nell’ampia vallata dell’Antiniana. Verso la fine della vallata si incontrò una “macera” (un lungo muro a secco) ortogonale alla nostra mulattiera. Si prese il sentiero a destra lungo la “macera” che rapidamente sale sulla sella del monte. Qui c’è una casa usata dai pastori e trovammo un pastore che ci offrì pane e ricotta. Da lì la discesa fu facile fino al fondo valle dove, girando a sinistra, la strada portò a Bassiano. Il borgo si è mantenuto inalterato da secoli. Si svolge a spirale attorno a Piazza della Torre ed è chiuso da una poderosa cinta di mura del XII secolo rinforzata da 9 torri.


 
     
  IX TAPPA (11 km)
Proseguimmo per 2 km in una zona boschiva con vista sulla vallata per raggiungere l’Eremo del SS. Crocifisso, una grotta usata da monaci per secoli ed uno dei luoghi più suggestivi del territorio. Risalimmo il bel bosco dietro l’Eremo e superata una sella si giunse ad una stretta stradina asfaltata molto panoramica di 4 km che ci portò a Sermoneta. E’ il centro più interessante della regione Lepina. E’ sovrastata dal grandioso Castello Caetani con alcune strutture risalenti al XIII secolo. Tenuto per alcuni anni dal Papa Alessandro VI, ospitò fra altri Lucrezia e Cesare Borgia. A Sermoneta nacquero nel XVI secolo il pittore Siciolante ed il musicista Marco Fabrizio Caroso. Facemmo visita alle pitture del Siciolante nella chiesa di S. Giuseppe. Lì ascoltammo varie musiche, fra cui quelle del Caroso, le stesse che quelle mura avevano udite già secoli prima.


 
     
  X TAPPA (16 km)
Scendemmo alla base del colle di Sermoneta dov’è l’Abbazia di Valvisciolo. Imponente costruzione anch’essa in stile gotico-cistercense. Sul luogo vissero già nell’VIII secolo dei monaci greci, poi dopo varie vicissitudini passò nel XIV secolo ai cistercensi. Discutemmo nel chiostro con i monaci dell’importanza dei grandi ordini monastici del Medioevo e poi riprendemmo il cammino. Eravamo sulla via Appia Pedemontana, usata per mille anni quando la pianura pontina era impaludata. Dopo un ponte prendemmo la Via dell’Invaso, una carreggiata di campagna che attraverso uliveti e vigne ci portò direttamente allo splendido laghetto davanti all’Oasi di Ninfa, uno dei più bei giardini d’Europa. E’ uno splendido giardino di 800 metri che sorge sulle rovine dell’antica ed importante città di Ninfa. Fiorì dopo l’anno mille prosperando per un paio di secoli. Poi decadde per lotte interne e per il diffondersi della malaria nel XV secolo. Ora è un’oasi verde che ospita migliaia di piante da ogni parte del mondo. Usciti da Ninfa, prendemmo una carreggiata a destra per ritornare sull’ antica Pedemontana. Passammo un ponte su un enorme canale di bonifica. Continuando in salita poco dopo si entra in una carreggiata a sinistra e si è sulla via per Cori. E’ la Pedemontana lunga circa 4 km che sbocca poi nella Via Pezze di Ninfa e conduce all’ingresso della cittadina. Cori è molto conosciuta, ha due centri in Cori Bassa e Cori Alta con resti di 2 templi romani di Ercole e di Castore e Polluce. Ha anche splendidi esempi di pittura rinascimentale nell’Oratorio dell’ Annunziata e nella Chiesa di S. Oliva.


 
     
  XI TAPPA (21 km)
Da Cori ci avviammo verso la vecchia stazione ferroviaria ora dismessa. Poi su una strada di campagna che costeggia la ferrovia abbandonata arrivammo nelle vicinanze di Giulianello. In paese si girò a sinistra lungo le mura perimetrali e superato un fosso su un torrentello ci addentrammo nella campagna costeggiando una siepe di cinta. Si arrivò ad una strada di campagna asfaltata. L’attraversammo, continuando nella stessa direzione e passando un grande ponte. Proseguimmo nella stessa direzione fino alla carreggiata detta “doganale”, che girando a destra ci portò al romantico laghetto di Giulianello. Lo costeggiammo andando a sinistra. Continuammo sempre nella stessa direzione, passando diversi campi lungo siepi fino ad un fossato che occorre passare (talvolta su un ponte fatto da pastori, altrimenti cercando un facile guado). Si continuò nella stessa direzione e andando a destra su una larga strada battuta, si passò un ponte e subito dopo un sentiero a sinistra ci fece risalire una scarpatina dove in alto si vedono diverse case di Velletri. Arrivammo in Via Malatesta e poi per la Via Crocifissi, verso Via Troncavia e sempre avanti fino al centro di Velletri. La città fu etrusca nel V secolo, poi presa dai Volsci ed infine nel 338 a.C. dai Romani. Splendida la Cattedrale di S. Clemente del IV secolo costruita sui resti di un tempio romano. Da visitare anche la Chiesa di S. Maria del Trivio ristrutturata dal Maderno e il Museo archeologico nel Palazzo Comunale edificato da Giacomo Della Porta su disegno del Vignola.


 
     
  XII TAPPA (18 km) Tratto dei Colli Romani
Partimmo sulla Via Appia. Presto trovammo sulla destra la stradina Via Ponte Veloce, poi Via Caldara. In Via Colle Noce si prese un sentiero sulla destra che s’addentra nel bosco. Questo ci portò fino a Via dei Laghi a poca distanza dall’incrocio dei “Pratoni del Vivaro” per entrare nel bosco di Nemi. Un’ampia carreggiata scende verso il lago e arriva al Cimitero di Nemi ed alla strada che porta a Nemi. Bellissima cittadina immersa nel verde dei boschi e con una gran veduta sul lago sottostante. L’ attraversammo prendendo una stradina circumlacuale fino ad arrivare ad un largo sentiero in salita col nome di Via di Roma. Seguimmo questo sentiero che in breve scorre adiacente alla Via dei Laghi. Proseguimmo seguendo i segni dei CAI addentrandoci nel bosco ed arrivando ad un sentiero con basolato romano in direzione di Albano. Seguimmo i segni CAI per giungere alla S.P. 218 per Ariccia ed Albano. Il sentiero porta ad un sottopassaggio della strada e poi continua fino ad arrivare al sentiero circumlacuale del lago di Castelgandolfo. Una splendida passeggiata che ci portò a Castelgandolfo. Sede estiva dei Papi, le villa pontificie sono citate fra le più belle residenze del Lazio. Il nostro gruppo visitò la Specola Pontificia con la guida di un astronomo gesuita. Una stupenda introduzione alle meraviglie del firmamento.


 
     
  XIII TAPPA (20 km)
Scendemmo da Castelgandolfo per Viale Costa per prendere Via Montecrescenzo e girare a sinistra a Villa Aurora. Proseguimmo sempre in discesa attraversando la strada Lago Olimpico e imboccando Via Santi Pascolaro, poi via via fino alla nazionale Appia a Frattocchie. Dal lato opposto della strada c’è uno spiazzo dove si trova un Centro Informativo dell’Appia Antica proprio all’ingresso della storica Via, imponente, larga e diritta per 15 km fino a Roma. Alle Catacombe di S. Callisto entrammo nel parco per uscire poi all’ingresso delle Catacombe davanti alla chiesetta del “Quo Vadis?” Proseguimmo su Via Appia Antica ed imboccammo Via Porta di S. Sebastiano e poi l’itinerario urbano per Piazza S. Pietro in Vaticano. La meta era raggiunta. Dopo poco entrammo nella Basilica di S. Pietro ed accarezzammo il piede di bronzo della statua di S. Pietro come da antica tradizione.


 
     
  Il cammino per Roma  
 

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  Il cammino per Roma Aprile 2009  
 

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  La Francigena del sud in bici  
     
 


 
     
  Il cammino per Roma 2008  
     
 


 
     
  Ottobre 2009  
     
 


 
     
  Carmen Furelos (presidente dei Cammini d'Europa) 20-25 Luglio 2009  
 

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  Il cammino per Roma 04-11 Ottobre 2009  
 

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  Andrea Campoli (sindaco di Sezze) Luglio 2009  
 

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  Fossanova Roma la partenza 04 Ottobre 2009  
     
 


 
     
  Pellegrini spagnoli 20-25 Luglio 2009  
 

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  Pellegrini Fossanova Roma 04-11 Ottobre 2009  
     
     
     
     
     
     
     
 


 
     
  Pellegrini spagnoli foto 20-25 Luglio 2009  
 

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  Riflessioni sul cammino per Roma 06 Ottobre 2009  
     
 


 
     
  Pellegrino spagnolo 20-25 Luglio 2009  
 

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  Il cammino per Roma Aprile 2009  
 

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