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  CITTADINE LUNGO L'APPIA  
     
   

 

 Questa sezione farà scoprire al viandante che vorrà camminare lungo la Francigena nel Sud le cittadine più significative e pittoresche che si incontrano lungo il cammino

 
   

 

 

La Porta dell'Appia Antica verso Roma:

Frattocchie _ Bovillae

 

 

 

STORIA DI FRATTOCCHIE

  1. Bovillae dalla preistoria all’età imperiale romana
  2. Bovillae nella tarda antichità e nel medioevo
  3. L’osteria di Frattocchie
  4. L’età moderna e contemporanea

 

1. Bovillae dalla preistoria all’età imperiale romana

Secondo un’antica tradizione, Bovillae sarebbe stata una delle colonie di Alba Longa fondate dal secondo re della città, Latino Silvio. Una relazione tra le due città è attestata da alcune iscrizioni, in cui vengono ricordati gli Albani Longani Bovillenses, nome ufficiale degli abitanti di Bovillae. Quando Alba Longa fu distrutta da Roma, Boville ne accolse gran parte della popolazione e ne ereditò i culti; a Bovillae avevano infatti sede collegi di sacerdoti “Albani”, come i Pontifices, che presiedevano alla sorveglianza e al governo del culto religioso, i Salii e le Vestali (Virgines Albanae). Tutti questi collegi erano sotto la giurisdizione del pontefice massimo di Roma.

Qualunque siano poi le vere origini, Bovillae sorse in un luogo strategico per il controllo delle strade e quindi dei commerci. Un insediamento di capanne, risalente alla prima età del ferro (fine IX-inizio VIII sec. a.C.) è stato localizzato in località Casale Licia, alla confluenza fra un diverticolo proveniente dalle Frattocchie e un altro proveniente dalla via dei Laghi. Detto insediamento controllava l’incrocio dell’Appia con le vie Cavona e Anziate (oggi Nettunense), che collegando l’entroterra laziale al mare, erano percorse da greggi e armenti che si spostavano dai pascoli estivi a quelli invernali. Il nome di Boville deriverebbe quindi dai buoi che a questo crocevia si radunavano.

La città crebbe d’importanza con l’affermarsi della potenza romana, spostandosi poi in una posizione più comoda nella zona pianeggiante, disponendosi forse ai bordi della via Appia, la cui pavimentazione nel 293 a.C. fu estesa fino al centro abitato.

Agli inizi del I sec. d.C. furono costruiti un teatro e un circo, che poteva ospitare fino a 8000 spettatori. Qui si tenevano i giochi che l’imperatore Tiberio (14-37 d.C.) istituì per onorare il suo predecessore Augusto e la gens Giulia a cui questi apparteneva. Del circo rimangono alcune arcate dei carceres (i box da cui partivano le bighe nelle corse dei carri).

2.Bovillae nella tarda antichità e nel medioevo

L’ipotesi che la penetrazione del cristianesimo nel territorio di Bovillae sia avvenuta molto presto, sembra confermata, oltre che dalla vicinanza ad Albano (dove le prime testimonianze della presenza cristiana risalgono già al II secolo), da ritrovamenti archeologici avvenuti a più riprese nei secoli XVIII e XIX, come un sarcofago con episodi del Vangelo rinvenuto presso la villa “della Sirena”, tombe e iscrizioni.

La storia di Bovillae all’inizio del Medioevo s’intreccia presumibilmente a quella del resto della campagna romana, progressivamente abbandonata dai suoi abitanti per l’inasprimento degli oneri fiscali e le continue scorrerie dei barbari e dei saraceni. A questa situazione tentarono di porre rimedio i papi Zaccaria (74-752) e Adriano I (772-795) istituendo le “domuscultae”(letteralmente: “case coltivate”), circoscrizioni più o meno estese composte da piccoli nuclei agricoli distanziati tra di loro e che avevano il loro centro in una chiesa e in una casa di amministrazione per il controllo della produzione agricola. Tutti questi piccoli centri dipendevano per l’amministrazione generale direttamente dalla Chiesa di Roma, che vi esercitava il potere mediante propri funzionari. Bovillae fu incorporata nella “domusculta Sulpiciana” (dal nome dei Sulpici, un’antica famiglia di origini albane che aveva possedimenti in questa zona), che si estendeva tra le vie Appia e Nettunense, dal territorio di Boville a nord e il colle di Castel Savelli a sud. Centro di questa domusculta era forse la chiesa di santa Eufemia (di cui resta memoria nel nome della località “Santa Fumia”) restaurata da papa Dono nella seconda metà del VII sec.

Nei secoli VIII e IX per fronteggiare le improvvise scorrerie dei pirati saraceni venne creato sulla costa un sistema di torrette dalle quali partivano, all’approssimarsi delle navi pirata, segnali luminosi (di fumo durante il giorno) che venivano captati da altre torri e man mano ritrasmessi alle vedette più interne fino a raggiungere i principali centri della campagna romana.

Nel X secolo le domuscultae decaddero e in parte si trasformarono in “curtes”, piccoli agglomerati agricoli muniti di recinto ma privi di carattere militare. In quest’epoca nella campagna romana troviamo due tipi di torri: quelle semaforiche e quelle giurisdizionali. Le prime, diminuito il rischio di incursioni saracene, si trasformeranno in torri di vedetta inserite nel sistema difensivo delle prime roccaforti feudali. Le seconde delimitavano i confini delle diocesi, dei possedimenti di monasteri e abbazie e dei primi feudi; a causa delle tumultuose vicende della campagna romana nel Medioevo, furono gradualmente trasformate in vedette militari e circondate da muri di difesa.

Nei secoli X e XI, con la costruzione dei primi castelli si cominciò a delineare il feudalesimo, che prenderà corpo nei secoli XII-XIII, ed ebbe inizio l’ascesa di una vera e propria casta nobiliare. Questo portò alla formazione di vere e proprie “isole”, incentrate nel castello ed in un sistema di vedette, inserite nella fitta ed ancora efficiente rete delle antiche vie romane. 

Anche nel nostro territorio torri e castelli costituivano nel Medioevo il componente principale degli eventi sociali e politici; attualmente però di questi edifici rimangono pochi resti. Sulla via Appia, in prossimità di Frattocchie sono attestate la torre detta Camellaria (di cui non rimangono resti) e la Torre Leonardo; il castello di Messer Paoli su Via del Sassone; sulla via Nettunense il castello di Palaverta e quello di Castelluccia.

Come agglomerato urbano, Bovillae è ricordata ancora nel VII secolo (civitas Bovelias); poco più tardi è menzionata dal geografo Guidone con il nome di Bobelia. L’ultimo documento che menziona questa località è una carta del 1024, nella forma di “Buella”. Nel secolo XV le rovine dell’antica città sono ricordate dall’umanista Enea Silvio Piccolomini. Dopo questa data, di Bovillae non si parlò più; la fitta vegetazione (“fratte”) che ricopriva le sue rovine fecero attribuire alla località il nome di “Frattocchie”.

3. L’osteria delle Frattocchie

Il sorgere di un luogo di sosta e di ristoro nella zona di Frattocchie può considerarsi del tutto naturale se pensiamo che essa viene a trovarsi in corrispondenza dell’incrocio di importanti vie di comunicazione.

L’osteria delle Frattocchie è attestata per la prima volta in un disegno del 1637 che illustra il percorso della via Appia Antica, in cui compare un edificio rettangolare denominato “Le Fratroce”, circondato da un boschetto ed affiancato da un altro edificio più basso.

Nelle epoche successive, il casale viene sempre segnalato come “Osteria” fino al 1949 (carta topografica dell’Istituto Geografico Militare), quando tale segnalazione scompare.

Secondo alcuni questa osteria esisteva forse già ai tempi dei Romani, come testimonierebbe un clamoroso fatto di “cronaca nera” del 52 a.C.: l’uccisione di Publio Clodio da parte di Annio Milone, avvenuta proprio in questo luogo. Tale episodio si inquadra nella situazione politica che alla metà del I sec. a.C. tendeva sempre più a degenerare in scontro armato tra fazioni. I due uomini politici si scontrarono nei pressi di Bovillae; Clodio, ferito gravemente, si rifugiò in una vicina osteria (forse l’antenata dell’osteria di Frattocchie), da cui poi fu portato fuori e finito sulla strada.

L’archeologo Giuseppe Tomassetti nel 1910 descrisse un complesso di edifici costituito da un laboratorio di falegnameria, un’osteria e una piccola chiesa, costruita presumibilmente nel Medioevo su un edificio più antico, come testimoniavano i resti di murature romane in opera reticolata visibili a ridosso della chiesetta stessa. Lo studioso identificava la storica locanda di Frattocchie nel laboratorio di falegnameria, caratterizzato da “ambienti grandi e soffittati, come conveniva ad un albergo” e riteneva che fosse stato ricostruito nel 1500 circa. 

Nel 1744 Frattocchie subì danni in seguito al passaggio delle truppe austriache comandate dal principe di Lobkowitz. Questi tentò inutilmente con la battaglia di Velletri di togliere Napoli a Carlo VII di Borbone, che l’aveva conquistata dieci anni prima. Alcuni documenti conservati nell’archivio della famiglia Colonna testimoniano il saccheggio dell’osteria da parte degli ussari austriaci e una paralisi dei traffici e dei commerci sull’Appia finché durarono le operazioni militari.

Attualmente, del più antico nucleo abitativo di Frattocchie è rimasta solo la vecchia locanda, identificabile con l’edificio ai numeri civici 70-74 della via Appia Nuova, che, sebbene restaurato, rispecchia sostanzialmente quello originario.

4. L’età moderna e contemporanea

Alla  metà del ‘600 il  cardinale Girolamo Colonna costruì Una villa tra la Via Appia e la Via Cavona, probabilmente sfruttando i resti di edifici preesistenti. Questa villa è detta “della Sirena” dalla statua antica che ne decorava la facciata.

La villa veniva utilizzata oltre che per ricevere gli ospiti illustri della potente famiglia Colonna, anche come luogo di sosta per i papi che si recavano a Castel Gandolfo nella loro  residenza estiva. Venuta meno la consuetudine delle visite papali, la villa gradualmente decadde, trasformandosi in una semplice residenza di campagna.  Nel 1931 venne acquistata dai monaci Trappisti, suoi attuali proprietari.

Informazioni pratiche:

La moderna stazione ferroviaria di S.Maria delle Mole collega molto bene Frattocchie con Roma

 

 

 

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